Mano che tiene una penna in ottone con patina, accanto a taccuini e strumenti da scrittura.

Gli oggetti che cambiano con noi

Quando compriamo un oggetto è quasi sempre perfetto.
La superficie è intatta, la carta è ancora bianca, il metallo non ha graffi. È esattamente come è stato pensato e prodotto.

Poi iniziamo a usarlo.

Una copertina in pelle si scurisce nei punti in cui la tocchiamo più spesso. L'ottone perde lentamente la sua brillantezza. Una penna prende piccoli graffi. Gli angoli di un taccuino si ammorbidiscono. Le pagine si riempiono di parole, disegni, date, cose da ricordare.

L'oggetto cambia.

E alcuni oggetti, proprio in quel momento, cominciano a diventare più interessanti.

Il tempo come materiale

Ci sono materiali che sembrano fatti apposta per registrare il tempo.

La pelle cambia colore e consistenza. L'ottone sviluppa una patina. Il legno porta i segni delle mani e dell'uso. La carta conserva pieghe, macchie, cancellature.

Sono trasformazioni che spesso cerchiamo di evitare, ma che raccontano qualcosa che un oggetto appena acquistato non può ancora raccontare: il modo in cui è stato usato.

Due oggetti identici, dopo qualche anno, possono diventare completamente diversi.

Non perché uno dei due sia stato trattato meglio dell'altro, ma perché hanno semplicemente vissuto vite differenti.

L'imperfezione non è sempre un difetto

In Giappone esiste un'idea, spesso associata al concetto di wabi-sabi, che riconosce valore anche nell'imperfezione, nella transitorietà e nei segni lasciati dal tempo.

È un concetto molto più ampio di quanto possa essere riassunto in poche righe, ma contiene un'idea che ci interessa: non tutto ciò che cambia sta necessariamente peggiorando.

Un graffio può essere parte della storia di un oggetto.
Una superficie consumata può renderlo più personale.
Una piccola imperfezione può diventare ciò che lo distingue da tutti gli altri.

Non significa trascurare le cose. Al contrario.

Significa scegliere oggetti che vale la pena continuare a usare.

Un taccuino non rimane mai vuoto

Forse il taccuino è uno degli esempi più semplici.

Quando lo compriamo, tutte le pagine sono uguali. Dopo qualche mese alcune sono scritte, altre disegnate, altre ancora contengono biglietti, indirizzi, liste, fotografie o semplicemente qualcosa che non volevamo dimenticare.

Anche la copertina cambia.

È una delle cose che ci piace dei TRAVELER'S notebook: la struttura rimane estremamente semplice, mentre tutto il resto può evolvere. Gli inserti finiscono e vengono sostituiti. La pelle prende graffi e cambia colore. Nuovi accessori vengono aggiunti e altri tolti.

La copertina rimane.

E lentamente smette di essere semplicemente un Traveler's Notebook per diventare il proprio Traveler's Notebook.

Oggetti da conservare o oggetti da usare?

A volte, quando compriamo qualcosa che ci piace molto, il primo istinto è proteggerlo.

Non graffiarlo, non sporcarlo o rovinarlo.

Ma gli oggetti che ci interessano di più sono spesso quelli che chiedono esattamente il contrario.

Essere presi in mano. Portati in tasca. Appoggiati su un tavolo. Riempiti. Consumati. Riparati quando serve e poi utilizzati ancora.

Non devono necessariamente rimanere perfetti.

Devono poter rimanere con noi.

Ed è forse questa una delle caratteristiche che cerchiamo quando scegliamo qualcosa per Dōgu: non soltanto come appare oggi, ma come potrebbe diventare domani.

Li scegliamo nuovi. Il tempo, poi, li rende nostri.

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